AbstractQuante volte si parla della differenza tra capo e leader e come gestire il personale? Apparentemente abbiamo a che fare con due concetti simili, in realtà vi è un’enorme differenza. E questa differenza è dovuta al rapporto con il proprio personale. Il capo dirige mentre il leader istruisce, il capo usa l’arma della paura, il leader sciorina entusiasmo, il capo sa tutto, il leader condivide la conoscenza. Ma soprattutto per il capo il personale è un mero strumento per raggiungere il successo, mentre per il leader è la base del successo.

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1. L’importanza del personale

Gestire il personale, per imprenditori all’avanguardia.

Ogni manager deve confrontarsi con la gestione delle proprie risorse umane. Ci sono imprenditori all’avanguardia, che stimolano e responsabilizzano i propri dipendenti, mentre ci sono manager che dimenticano come il rapporto con il proprio personale sia fondamentale. 

Questo succede perché non hanno una formazione adatta in materia di leadership aziendale e tralasciano l’aspetto relazionale con il team di lavoro. Ecco perché una buona gestione del personale è determinante.

Quali sono allora gli errori assolutamente da evitare?

1.1 La soddisfazione del team per aumentare la produttività

Cooperazione e sostegno reciproco.

Armonia, affiatamento, stima reciproca. Ma anche gestione dello stress aziendale, maggiore capacità di problem solving, autonomia operativa. Sono solo alcune delle skills decisive per il successo di un’impresa. Il lavoro di gruppo, quando ben stimolato, è la base per la buona riuscita di ogni progetto.

Gestire il personale in modo adeguato è importante perché riesce a creare un clima di cooperazione e sostegno reciproco, unica strada verso il raggiungimento di risultati tangibili. Per ottimizzare questo processo è consigliabile un buon business coaching: idee più chiare e niente errori.

1.2 Quali sono le aziende più felici?

Rispetto, empatia, valorizzazione dell’individuo, aggiornamento.

Ogni anno, ormai da vent’anni, la rivista americana Fortune pubblica una classifica molto interessante: le “aziende migliori per cui lavorare”. Non è una classifica che si basa su fatturati o crescite aziendali, ma al contrario su questionari compilati direttamente dai dipendenti, che danno informazioni su come gestire il personale correttamente.

Le persone contattate rispondono a domande come “Quali sono le capacità dei tuoi diretti superiori?”, “Che sostegno professionale e personale ricevi in azienda?”, “Che rapporto hai instaurato con i colleghi?”, “Con che frequenza segui corsi di aggiornamento e di formazione?”. Insomma, si tratta di domande specifiche che servono per valutare il grado di coinvolgimento lavorativo e la soddisfazione dei dipendenti.

gestire il personale
Gestire il personale

1.4 Google e la perfetta gestione del personale

Continua formazione, risoluzione dei conflitti e servizi.

Da ormai 6 anni questa classifica è dominata da Google. E non è un dato scontato. Il colosso americano per poter aumentare il tasso di produttività ha puntato forte sulla gestione del personale.

I dipendenti apprezzano la continua formazione, la risoluzione immediata dei conflitti e addirittura la ricerca preventiva di “pregiudizi inconsci” tra i lavoratori. A tutto questo si aggiungono benefit importanti in alcuni servizi, come i pranzi o la gestione delle maternità.

Certo Google è un gigante, ma perché non prendere spunto da questa amministrazione visionaria del personale?

1.5 Personale soddisfatto: altre aziende virtuose

Chi ha più successo ha il personale più soddisfatto, e non è un caso.

Non solo Google. In classifica troviamo aziende che cercano in ogni modo di esaltare il proprio capitale umano. La società di consulenza The Boston Consulting Group offre la possibilità di palestre gratuite, telelavoro e addirittura un anno sabbatico. Edward Jones, nota società di investimenti americana, è nota per le 100 ore di formazione annuali ad ogni dipendente e per il processo continuo di promozioni interne in base ai risultati. Poi c’è Salesforce, compagnia IT, che ruota attorno al credo del Ceo Marc Benioff, vero e proprio leader riconosciuto dai suoi dipendenti: “dare l’esempio”, “sostenersi a vicenda”, “mettere sullo stesso piano uguaglianza, innovazione e qualità”.

2. Quali sono gli errori che un manager deve evitare?

Narcisismo, indisciplina, insicurezza, assenza di empatia.

Quindi, che il manager gestisca una piccola azienda o un colosso, il crocevia per far crescere il proprio business passa dal gestire il personale in modo da moltiplicarne il rendimento. Il che vuol significare essere leader e non capo, ascoltare e comprendere le problematiche dei dipendenti e spingere su una questione spesso dimenticata: la formazione.

Ecco nel dettaglio alcuni errori assolutamente da non fare nella gestione del personale:

1.    Egocentrismo e narcisismo

“Il capo sono io e decido io”. Quante volte abbiamo sentito questa frase da un manager troppo egocentrico? Infinite. Questo perché spesso i direttori d’azienda assumono un atteggiamento autocratico e dispotico, nel quale la parola del dipendente non è contemplata. Questo comporta da una parte un surplus decisionale sul manager (che vorrebbe decidere anche le cose meno importanti) e un poco coinvolgimento dei sottoposti. Conseguenza naturale di questo comportamento è un’infusione di paura nel personale e un appiattimento delle competenze degli stessi, nonché insoddisfazione evidente. Senza contare che il voler avere il completo controllo delle operazioni porta spesso a valutazioni completamente sbagliate. In questo caso non c’è nessuno che si occupa di gestire il personale.

2.    Non rispetto delle linee gerarchiche

In ogni azienda strutturata c’è un imprenditore, dei sottoposti, solitamente dediti alla direzione di aree strategiche dell’azienda, dei capo-reparto e dei dipendenti. Ad ogni livello gerarchico corrisponde un potere decisionale. Molte volte un grande errore dei manager è quello di non voler rispettare le gerarchie predefinite. Spesso si tende a riempire di responsabilità un livello, svuotando di conseguenza il grado di coinvolgimento dei livelli inferiori. Oppure al contrario capita che si responsabilizzi troppo un dipendente che, sia per capacità che retribuzione, si trova a prendere decisioni che non gli spettano. Rispettare le linee gerarchiche è il primo elemento per ottenere democraticità e uguaglianza nell’azienda.

3.    Insicurezza del manager

Altro atteggiamento da evitare è quello dell’insicurezza. Un direttore insicuro instilla dei dubbi anche sui dipendenti. Essere sicuri non vuol dire non avere mai dei dubbi. Anzi de ominbus dubitandum, dubitare di tutto è una buona pratica per indagare la realtà delle cose. Ma è necessario essere saldi quando poi si prende una decisione definitiva, avere coscienza della propria scelta e condividerla con il gruppo di lavoro. Essere leader e non capo. Solo in questo modo si conquista autorevolezza nei confronti del dipendente (che è ben distante dall’essere “autoritario”). un manager insicuro trova difficile il gestire il personale.

4.    Non ascoltare i dipendenti e non risolvere i conflitti

5.    Tralasciare la formazione

Ogni imprenditore pretende, giustamente, il massimo dai propri dipendenti. Ma i dipendenti sono nelle condizioni di dare il massimo? Non sempre. Spesso succede che il personale non abbia le giuste competenze per affrontare determinate problematiche. Per questo motivo per favorire una migliore operatività sono necessari percorsi di formazione e di aggiornamento. Una migliore conoscenza teorica comporta sicuramente una maggiore efficienza pratica. Un buon manager quindi deve saper incentivare il gruppo di lavoro ad approfondire le proprie skills. Ne scaturirà una maggiore capacità di problem-solving e una maggiore soddisfazione.

2.1 Conclusioni

Ti serve un team soddisfatto! Insieme possiamo riuscirci.

La chiave del successo sta nel gestire il personale in modo corretto ed efficiente. Il livello di soddisfazione del personale di una azienda influisce direttamente sul successo o fallimento dell’azienda stessa.

Abbiamo visto quali siano gli errori più comuni fatti e perpetuati dai manager, direttori e dagli imprenditori. Si tratta di situazioni che scattano a causa di una non adeguata formazione umana e di leadership. Ma anche il seguire modelli rigidi e antiquati nel dirigere le persone.

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